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Italia e Asia: un legame storico
Non è ardito sostenere che i Paesi ed i popoli asiatici, intorno al Medio Evo, furono conosciuti, o immaginati dagli europei, attraverso occhi italiani e che nel passato, per lunghi secoli, l’Italia è stata la punta avanzata dell’ Europa nei rapporti con la Cina e con l’ Oriente.
Ancora prima delle grandi esplorazioni che ebbero luogo sul Continente asiatico ad opera di italiani dal XIII secolo in poi, fecondi contatti furono stabiliti fra l’ Impero romano e le dinastie Kushan e Han rispettivamente in India e in Cina. Successivamente, e fin dal 1200, i primi viaggiatori europei a scoprire le grandi meraviglie dell’Asia furono coraggiosi missionari, mercanti, uomini d’avventura italiani.
In un’ epoca in cui il Continente asiatico era già ricco e potente, la strada verso l’ Oriente fu aperta da religiosi come Giovanni da Pian del Carpine, Giovanni da Montecorvino e Odorico da Pordenone, nonché da commercianti genovesi e veneziani alla ricerca di nuovi mercati e di nuove vie di comunicazione.
Fra questi ultimi, il riferimento al grande Marco Polo viene immediato, tanto rimase celebre la narrazione degli splendori della corte mongola e degli usi e costumi di quelle popolazioni , che egli lasciò ai posteri, e che ispirò numerose altre imprese.
La lista dei nostri gloriosi esploratori in Asia, forse meno noti, ma non meno ardimentosi, è lunga e comprende personaggi affascinanti come Nicolò dei Conti, che nel quattrocento si spinse fino all’ isola di Sumatra, alle Isole Andamane e all’Indocina; o Ludovico da Varthema, il quale, secondo alcune versioni, fu il primo occidentale a riportare, nelle descrizioni dei suoi viaggi, la notizia dell’esistenza dell’Australia. Come non ricordare inoltre il gesuita Matteo Ricci, il cui contributo fu determinante per la conoscenza dell’Europa in Cina, e di quella dell’Asia presso le popolazioni europee.
Addirittura, a cavallo dei secoli dal XIV al XV, la moneta veneziana, il ducato, aveva corso in tutto l’Oriente, mentre grazie all’esperienza acquisita da mercanti e missionari italiani, si componevano guide e dizionari di lingue orientali a beneficio dei viaggiatori.“Venezia, la porta dell’ Oriente” non è solo una efficace espressione per descrivere la più grande città mercantile di quei tempi. Essa sta anche ad indicare che per secoli transitò per la “Serenissima” molto di ciò che giunse dall’Asia in Europa (tessuti, spezie, ma anche cultura e conoscenza).
Il sapere trasmesso dai nostri viaggiatori ha creato in Italia un’importante tradizione di studi sull’Asia e sul Pacifico, confluita in istituti dalla grande tradizione, tuttora operanti, come l’ISIAO, l’Università Orientale di Napoli o la Cà Foscari di Venezia.
Se quindi intendiamo riproporre con un rinnovato dinamismo l’immagine ed il ruolo dell’ Italia in Asia, e ripresentarci sulla scena asiatica come una forza trainante dell’Europa in Oriente, può risultare fondamentale ricollegarci idealmente al patrimonio di conoscenze e di relazioni che prese avvio nell’ antichità, e radicare su tale fecondo e glorioso passato i nostri rapporti presenti e futuri con i Paesi asiatici.
In tale prospettiva siamo avvantaggiati dal fatto che i contatti storici fra Italia ed Oriente assumono quasi sempre una valenza positiva, non essendo gravati da esperienze o ricordi dolorosi, in quanto l’Italia non ha una tradizione coloniale in Asia, se si esclude il protettorato di Tianjin o Tien Tsin ottenuto nel 1902. Per quanto riguarda l’ Oriente, il nostro Paese è dunque immune dalle considerazioni negative che spesso si accompagnano al colonialismo, e può dunque credibilmente affermare la sua intenzione di impostare i suoi rapporti asiatici nel contesto di una visione multipolare, basata sul rispetto della sovranità di tutti gli Stati e sul reciproco vantaggio, ricollegandosi con fierezza alla ricchezza delle nostre relazioni antiche con quel Continente. Ciò significa non solo che intendiamo sviluppare i nostri contatti con tutti i Paesi asiatici, ma anche che siamo pronti a mettere in campo, in maniera disinteressata e senza secondi fini, i nostri buoni uffici per risolvere situazioni di tensione o di crisi, nei casi in cui tale intervento sia ritenuto utile e gradito. È stata questa una delle principali fonti di ispirazione della Farnesina nelle sue più recenti iniziative verso l’ Oriente ed il Pacifico.
L’Italia e l’Asia oggi
L’Asia rappresenta per noi una sfida. Il concetto di sfida, ora cinese, ora indiana o giapponese, ora coreana o delle altre “tigri asiatiche”, viene ripreso spesso dai mezzi di comunicazione di massa, essendo considerato, a ragione, come un’immagine in grado di colpire ed impressionare il pubblico. Certamente, il continente asiatico si pone già adesso, ed a maggior ragione in prospettiva futura, come un “formidabile” banco di prova. Un banco di prova che tuttavia non è solo di carattere economico-commerciale, come da più parti si tende a sottolineare, anche se l’ importanza del risvolto economico è indubbiamente prioritaria.
La sfida riguarda in realtà tutti gli aspetti delle relazioni: quello scientifico, se si considera che da sola l’ India sforna ogni anno trecentomila ingegneri; quello sociale, visto che abbiamo di fronte i Paesi più popolosi del pianeta, da cui potranno provenire ulteriori spinte migratorie, e differenti modelli di sviluppo; quello intellettuale e culturale, poiché il nostro tradizionale eurocentrismo ci ha portato talora a non valutare adeguatamente il contributo proveniente dai Paesi dell’ Estremo Oriente, ricchissimi di tradizioni, di valori, di spessore filosofico, tutti molto radicati nel comportamento degli asiatici, spesso ben differente dal nostro; quello religioso, in cui l’Asia rappresenta un impressionante crocevia di fedi e credenze paragonabile al Mediterraneo, e comprendente entro i suoi confini felicissimi esempi di convivenza pacifica fra differenti culti.
Ma soprattutto, la sfida riguarda il terreno strettamente politico, e la nostra capacità di proporci come un interlocutore credibile, affidabile, paziente, capace di realizzare gli impegni presi e di architettarne di nuovi.
Le nostre prospettive di successo in Oriente dipendono dalla capacità di saperci rapportare con queste nuove e dirompenti realtà asiatiche; di saperle interpretare; di saper dosare domande e offerte, benefici per noi e benefici per i nostri interlocutori. La sfida non si gioca solo sul terreno dell’economia e della finanza, ma anche e soprattutto su quello dei valori. Ed i valori fondamentali che permettono al nostro Paese di raccoglierla e rilanciarla si chiamano libertà, responsabilità, correttezza, equilibrio, tolleranza, cioè i principi portanti di una grande democrazia occidentale, come quella italiana.
Un tempo si andava in Asia con la prospettiva di trovare nuovi mercati; oggi per reperirvi nuovi “partners”. Ed infatti l’Italia non deve porsi solo l’obiettivo di esportare beni e servizi, ma altresì quello di mettere a disposizione il suo patrimonio culturale, politico e giuridico, nella consapevolezza che i tratti distintivi del genio italiano hanno suscitato e suscitano ancora ammirazione e rendono tuttora vincente la nostra architettura, la moda ed il design italiano nel mondo.
Le attività e le competenze della Farnesina per i Paesi dell’Asia, dell’Oceania, del Pacifico e dell’Antartide
Negli ultimi anni, l’Italia si è riproposta sullo scenario asiatico con un rinnovato dinamismo, sviluppato in vari settori, che non solo hanno generato nei Paesi asiatici un notevole interesse nei nostri confronti, ma hanno anche riacceso l’attenzione dell’opinione pubblica, della politica, della cultura, e delle forze economiche italiane verso quel Continente e le immense opportunità che esso offre. La Farnesina ha cercato di comprendere, favorire e stimolare tale processo di riavvicinamento fra l’Italia e l’Oriente. La dimensione del Continente asiatico, il livello degli interessi in gioco, la struttura stessa del “sistema Italia” rendono necessario mettere in comune le forze con gli altri operatori istituzionali e privati, realizzando ogni possibile sinergia, per dotare le nostre iniziative - di qualsiasi genere esse siano - di una forza di “impatto” e di una reale credibilità nel competitivo scenario asiatico. Pertanto, è evidente che le recenti realizzazioni in Asia sono il frutto di un continuo, tenace raccordo fra diverse Direzioni e Servizi di questo Ministero, fra le varie Amministrazioni italiane, o del fecondo coordinamento fra pubblico e privato, ed in tale luce esse vanno viste ed interpretate. Al Ministero degli Affari Esteri spetta il non semplice compito di avanzare proposte operative, progetti di iniziative, coordinare gli interventi dei vari operatori e stimolare un sempre più intenso rapporto con i Paesi asiatici, coi suoi leaders politici, con le sue variegate popolazioni.
Le visite di Autorità asiatiche e del Pacifico in Italia
La Farnesina ha lavorato molto intensamente a tali sviluppi, sia in particolare per favorire un maggiore scambio di visite ai più alti livelli, consapevole, peraltro, del fatto che da tutti i Paesi dell’Asia e dell’Oceania proviene una chiara richiesta in questo senso.Si registra come politicamente significativo il notevole flusso di missioni che leaders politici asiatici e del Pacifico svolgono regolarmente in Italia, quasi rispondendo idealmente, in questa maniera, alla nostra maggiore attenzione e sensibilità nei loro confronti. Da ognuno di questi incontri si ricevono infatti attestazioni di interesse ed apprezzamento per la nostra politica in Asia e nel Pacifico, insieme con l’auspicio di una nostra presenza ancora maggiore.Questo interesse nei nostri confronti sembra confermare che nel rapporto con i Paesi dei due Continenti si è intrapresa la direzione giusta, non solo da parte del Ministero degli Esteri, ma anche di numerose Amministrazioni centrali e locali; esse hanno permesso di creare quei ponti politici, culturali e sociali, che si ricollegano idealmente con il glorioso passato storico di ricerche e scoperte di nostri missionari ed esploratori in Oriente, e che vengono ora percorsi con grande energia nel rilancio della politica italiana in Asia ed Oceania. E’ quindi motivo di soddisfazione, in particolare per il Ministero, constatare che l’Italia rappresenta un crocevia di idee, di proposte e di richieste provenienti dalle realtà asiatiche e dell’Oceania; si tratta ora, ed in prospettiva futura, di mantenere e sviluppare questa acquisita, maggiore centralità.
Le “Rassegne contenitore”
Ulteriori testimonianze della priorità acquisita dal continente asiatico nella nostra politica estera è stato, con un ruolo molto rilevante anche per favorire la penetrazione in Asia delle nostre imprese, oltre che per far meglio conoscere il nostro Paese e avvicinare i rispettivi popoli, il lancio da parte italiana di “Rassegne contenitore” a carattere culturale ed economico. La promozione di un’immagine aggiornata ed articolata dell’Italia in Asia attraverso grandi eventi spettacolari e di notevole impatto mediatico, come l’” Anno dell’Italia in Cina”, la “Primavera Italiana” in Giappone e l’”Arcobaleno italiano” in Vietnam, “l’anno dell’Italia in Corea 2008”è divenuta una delle attività principali e più visibili della DGAO. In tali occasioni si ritiene opportuno mettere in mostra alcuni aspetti trainanti della nostra cultura, parallelamente alla nostra tecnologia, in un connubio fra classico e contemporaneo, in grado di fare particolare breccia nell’immaginario collettivo asiatico. L’ultima iniziativa è rappresentata dalla rassegna di sistema “Italia in Giappone 2009”, avviata nel mese di settembre 2009, nella cornice della visita in Giappone del Presidente della Repubblica. La Farnesina, in stretto raccordo con tutte le Amministrazioni più direttamente coinvolte, nonché le nostre Ambasciate, promuove e coordina le varie iniziative ed i molteplici aspetti di tali rassegne, che incontrano immancabilmente un grande successo di critica e di pubblico nei Paesi in cui si svolgono. L’esperienza maturata in questo campo è ormai consolidata, e tende ad orientare l’attività del Ministero in un ambito innovativo di enorme potenzialità per le sue ricadute politiche, economiche e socio-culturali.
Altre iniziative
Gli ultimi anni di attività sono stati anche contrassegnati da una serie di ulteriori iniziative politiche, economiche, sociali e culturali con i Paesi dell’Asia e dell’Oceania. In tale contesto rientrano, ad esempio, colazioni di lavoro per gli Ambasciatori asiatici e del Pacifico accreditati presso il Quirinale e missioni presso Regioni italiane a beneficio degli stessi, per consentire loro di conoscere in maniera più approfondita realtà locali di sicuro interesse per la loro attività di referenti sul nostro Paese.
Parimenti importante è stata la decisione di avviare alcuni “Tavoli” di coordinamento dedicati alla cooperazione in tutti i settori con i principali Paesi asiatici, tra cui India, Cina, Giappone e Corea. In particolare, da ultimo, un Tavolo Giappone è stato organizzato nel novembre 2008 per presentare la manifestazione /contenitore “Italia in Giappone 2009”, con la partecipazione di oltre 130 rappresentanti di Amministrazioni centrali e locali, di Istituzioni ed Enti economici e culturali, di Università e Politecnici, di Associazioni di categoria, di Musei e Sopraintendenze, e di autorevoli esponenti del mondo imprenditoriale. Grazie a questo evento, alle riflessioni emerse e ai contatti che sono scaturiti è stato realizzato dalla Farnesina un coordinamento efficace delle possibili iniziative, che si tradurranno in un maggiore impatto delle rassegne contenitore. Infine, sempre nel quadro di una azione di consolidamento della proiezione dell’Italia verso il Continente asiatico ed i Paesi del Pacifico, è da segnalare l’organizzazione di due “Giornate dell’Asia e del Pacifico” che hanno avuto luogo a Roma rispettivamente il 24 novembre 2005 e il 30 novembre 2006. Tali iniziative costituiscono occasioni per sollecitare interesse verso e dai Paesi dell’Oriente, ai quali l’Italia è legata da antichi vincoli storici e con i quali si intende proseguire un cammino di reciproca conoscenza e di cooperazione avviato secoli or sono.
Settore del Rule of Law e Conferenza di Roma
Principale seguito della Conferenza di Roma del luglio 2007, organizzata dal Ministero degli esteri, è stata l’approvazione da parte del Governo afgano di un Programma Nazionale (National Justice Programme - NJP), che pone la strategia di fondo nel settore, e di un Afghanistan Reconstruction Trust Fund/Justice (ARTF), un fondo fiduciario che prevede tappe di attuazione del programma sulla base delle contribuzioni internazionali. All’Italia, che della prima fase del fondo è stata il principale contributore, viene riconosciuta dalla comunità internazionale il merito di questa svolta in direzione della piena responsabilità afgana. Quello della Rule of Law rimane un filone di attività che è stato regolarmente ripreso sia all’interno dell’Afghan National Development Strategy (2008-2013) sia in sede europea fra i settori su cui l’azione dell’UE verrà rafforzata nel prossimo futuro. Rimane, infatti, salda la convinzione che lo sviluppo e la sicurezza per il popolo afgano non possono essere raggiunti senza che vi siano ragionevoli prospettive di consolidamento nella governance, in particolare riferita al settore della giustizia.
Conferenza sulla Rule of Law in Afghanistan
La Ministeriale G8 di Trieste sulla dimensione regionale
Uno sforzo di particolare importanza compiuto dalla Farnesina è stato l’organizzazione della riunione dei Ministri degli Esteri G8, svoltasi a Trieste nel giugno 2009. La Riunione di Outreach ha inteso affrontare le tematiche centrali per la stabilizzazione dell’Afghanistan da una più ampia prospettiva regionale, avvalendosi del contributo dei Paesi vicini, degli attori regionali e internazionali impegnati nell’area. La preparazione dell’evento ha rappresentato un considerevole sforzo per la DGAO sia per la complessità dell’appuntamento sia per i temi trattati di particolare rilevanza: esso è stato articolato in sessioni tematiche, dedicate rispettivamente (1) alla cooperazione in materia di confini e contrasto ai traffici e (2) alla dimensione economica e sociale, con focus su tre settori (i) sviluppo economico e infrastrutture; (ii) agricoltura e sicurezza alimentare e (iii) rifugiati, risorse umane e questioni migratorie. Per quanto riguarda la Cooperazione nella gestione dei confini e nel contrasto ai traffici - essenziale per la soluzione di problemi la cui natura transnazionale rende insufficienti gli sforzi dei singoli - la partecipazione del Segretario Generale delle Nazioni Unite, affiancato dai responsabili di UNAMA e delle principali agenzie specializzate presenti nell’area, ha inteso riaffermare il ruolo centrale dell’ONU nell’azione di coordinamento degli sforzi internazionali svolta sul terreno da UNAMA. Essa ha inteso altresì valorizzare l’esperienza costruita da UNODC e UNHCR che operano nella regione con un approccio regionale integrato. Si è stabilita la creazione di posti di frontiera e di centri comuni per il monitoraggio dei confini; l’armonizzazione dei sistemi giuridici; la cooperazione in campo giudiziario e dell’intelligence; la valorizzazione e lo sviluppo di sinergie tra i meccanismi regionali esistenti. La sessione sviluppo economico e infrastrutture ha posto in evidenza un consenso generale sulla necessità di promuovere interventi a medio e lungo termine che siano in grado di restituire prospettive concrete al popolo afgano e di riabilitare il Paese quale attore dinamico degli scambi regionali. E’ altresì emersa l’opportunità di facilitare le relazioni commerciali e di transito fra i Paesi della regione (fondamentale l’impegno a concludere entro l’anno l’Afghanistan-Pakistan Transit and Trade Agreement, APTA). La sessione sui rifugiati, questioni migratorie e risorse umane è stata dedicata non al problema dei rifugiati afgani nei Paesi confinanti, ma anche alla grave crisi umanitaria in corso in Pakistan. Si è convenuto che gli sforzi internazionali debbano essere indirizzati alla creazione di incentivi e di condizioni che rendano attuabile il rientro dei rifugiati afgani in patria, garantendo mezzi di sostentamento, opportunità lavorative, assistenza sanitaria, formazione professionale. Il terzo basket è stato dedicato all’agricoltura e sicurezza alimentare, elemento centrale della nuova strategia di ricostruzione e sviluppo dell’Afghanistan e fattore di contrasto all’estremismo e all’economia della droga. E’ emersa la necessità di adottare interventi di immediato impatto (distribuzione di terreni, miglioramento dell’accesso al credito, fornitura di sementi) ma anche di migliorare il coordinamento internazionale, valorizzare le iniziative già avviate, e incrementare l’ownership afgana.In conclusione, si è raggiunto un consenso sui cardini attorno ai quali articolare l’azione della comunità internazionale: sviluppo del capitale umano attraverso programmi di istruzione e di formazione professionale a tutti i livelli, accompagnati da iniziative culturali e scientifiche in grado di rafforzare la fiducia e i contatti tra società civili e di sottrarre i giovani al richiamo dell’insorgenza; valorizzazione del ruolo dei media regionali, ad iniziare dalla radio, quali potenziali veicoli di partecipazione democratica e di messaggi di riconciliazione e coesistenza tra religioni; promozione della crescita del settore privato per garantire pieno accesso alle attività economiche.Obiettivo dell’iniziativa italiana è stato quello di trasformare l’Afghanistan in un’opportunità per la regione e restituirle il ruolo storicamente svolto dal Paese come crocevia di commerci e comunicazioni. Nel quadro di un condiviso apprezzamento per l’attività di UNAMA e per le più recenti iniziative a carattere regionale, l’incontro ha fornito l’occasione per enfatizzare la centralità dello sviluppo socio-economico, quale fonte di alternative concrete per la popolazione e di contrasto efficace alla diffusione endemica dell’estremismo e dei traffici illeciti.