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Rapporti bilaterali Italia-Balcani

Le relazioni politiche

Le relazioni economiche

Il contributo italiano alle missioni internazionali nei Balcani

L’impegno italiano nella cooperazione allo sviluppo


Le relazioni politiche

I rapporti dell'Italia con i Paesi dell'area balcanica rappresentano una priorità "naturale" nel panorama delle linee di azione della politica estera italiana, per tradizione politica, collocazione geografica e affinità culturali.

Quello che accade nelle regioni a ridosso dell'Adriatico ha immediati riflessi sia sulla sicurezza interna che sulle relazioni esterne del nostro Paese.

Dopo le crisi degli anni '90, siamo ora impegnati in ogni comparto per sostenere il consolidamento delle istituzioni democratiche e la definitiva transizione verso sistemi economici di libero mercato. La realizzazione di un assetto equilibrato nella regione costituisce un elemento strategico di un più ampio disegno di stabilizzazione complessiva del nostro continente. In questo senso, da parte italiana si ritiene prioritario il rafforzamento della cooperazione regionale. Ad integrazione di un’azione di rilancio degli strumenti esistenti (IAI ed InCE), nel 2010 l’Italia si è fatta promotrice a Bruxelles dell’avvio di una Strategia europea per la macro-regione Adriatico - Ionica.

L’Italia ritiene che la chiave di volta per la definitiva normalizzazione e stabilizzazione dell’area risieda nel coinvolgimento di tutti i Paesi del Sud Est europeo nel grande progetto di costruzione europea e nel patto di sicurezza atlantica, come ribadito nel Piano in 8 punti per i Balcani occidentali promosso dal Ministro Frattini in occasione del Vertice UE-USA a Praga nell’aprile 2009. Per tale ragione, da parte italiana ci si è inoltre adoperati con forza per la concreata realizzazione dell’Incontro Politico ad Alto Livello UE - Balcani Occidentali (Sarajevo, 2 giugno 2010) in cui i Paesi UE hanno confermato che il futuro della regione è nell’Europa. 

Gli ultimi sviluppi nel percorso euro-atlantico dei paesi dei Balcani Occidentali sono dati, in ambito UE, dall’adesione della Slovenia, i negoziati in via di finalizzazione con la Croazia e la concessione dello status di candidato al Montenegro, nel dicembre 2010, mentre in ambito NATO sono da ricordare l’ingresso nella NATO di Albania e Croazia nel 2009.  Si tratta di un percorso che l’Italia auspica possa completarsi non appena possibile, nella convinzione che la loro piena integrazione contribuirà alla costruzione di un’Europa ancora più coesa e forte sul piano internazionale.

Nel più breve periodo, la stabilizzazione regionale, il rilancio dell'economia, il consolidamento democratico e la lotta al crimine organizzato restano i principali obiettivi del nostro Paese.

L’istituzione di partenariati strategici con Serbia e Albania, la firma di un Accordo intergovernativo di collaborazione strategica con il Montenegro e lo svolgimento di Comitati di Coordinamento dei Ministri con Croazia e Slovenia testimoniano l’intensità dei rapporti bilaterali tra l’Italia e i Paesi dell’area.

L’Italia sostiene attivamente il processo di consolidamento della sicurezza e della stabilità nella regione, anche tramite un’efficace azione di concerto internazionale, come dimostrato dalla partecipazione al gruppo di dialogo informale sui Balcani “QUINT”, insieme a Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania.  E’ ora necessario completare tale processo con un rinnovato impegno della comunità internazionale per rendere irreversibili i progressi sin qui realizzati ed incoraggiare concretamente il percorso europeo di tutti i Paesi. Le delicate dinamiche politiche nell’area dimostrano l'esigenza di mantenere i Balcani al centro delle priorità della comunità internazionale.


Le relazioni economiche

Oltre a rappresentare un'area di interesse prioritario sul piano politico e della sicurezza, i Balcani occidentali costituiscono per l'Italia una regione di forte e radicata presenza economica, sia in termini di interscambio commerciale che di investimenti. Le "public utilities" ed il settore finanziario sono i due comparti su cui il nostro Paese investe maggiormente.

Insieme alla Germania, l'Italia è il principale partner commerciale dei Paesi della regione, risultando in alcuni casi, come per l’Albania (dove detiene una quota pari a circa il 33% dell’intero commercio), anche primo investitore per numero di imprese (circa 400 piccole e medie imprese) e primo donatore bilaterale. Particolarmente dinamico anche il settore degli investimenti esteri diretti, che vede grandi gruppi italiani impegnati in settori rilevanti quali l’automobile (FIAT) e il tessile (BENETTON) in Serbia e il settore energetico in Montenegro (TERNA e A2A), dove l’Italia è il primo investitore straniero. Molto significativa è inoltre la presenza nei Paesi balcanici degli istituti di credito italiani (in primis Unicredit ed Intesa SanPaolo), la cui crescita potrà contribuire a stimolare ulteriormente gli investimenti italiani.

Tali rapporti economici sono ulteriormente stimolati dalla qualità ed intensità del dialogo politico, grazie ad appositi meccanismi di monitoraggio e verifica dell’andamento degli investimenti anche nel contesto di Business Forum bilaterali organizzati con cadenza periodica.  Di particolare rilievo per l’ulteriore crescita degli scambi economici anche il dato relativo alla diffusione della lingua italiana nell’area, grazie alla potente attrazione culturale esercitata dal nostro Paese nonché per effetto di specifici programmi per facilitare l’apprendimento del nostro idioma, grazie a corsi in loco e borse di studio.


Il contributo italiano alle missioni internazionali nei Balcani

Sotto il profilo della stabilizzazione e della sicurezza nella regione, l'Italia contribuisce con una forte presenza militare a cui si aggiunge una crescente componente civile nell’ambito delle missioni internazionali operanti nei Balcani occidentali. Ecco, di seguito, un quadro più dettagliato.

In Kosovo la presenza militare italiana è di primissimo piano. L’Italia resta il secondo contributore a KFOR, nel cui ambito svolge il compito, particolarmente apprezzato, di protezione dei siti religiosi e culturali serbo-ortodossi di grande importanza quali il Patriarcato di Pec e il Monastero di Visoki Decani. In considerazione del progressivo miglioramento del quadro politico e di sicurezza kosovaro negli ultimi mesi, è in corso un processo di graduale riconfigurazione di KFOR. L’impegno italiano è rilevante anche in ambito UE. L’Italia, con circa 140 unità, è tra i maggiori contributori della missione europea EULEX Kosovo, avviata il 16 febbraio 2008. EULEX, la più imponente missione civile in ambito PSDC, è strutturata nelle tre componenti di Polizia, Giustizia e Dogane. Funzionari italiani ricoprono posizioni di rilievo, tra cui quella di capo della componente Giustizia (Cons. Silvio Bonfigli) e di Presidente dell’Assemblea dei giudici (Dott. Francesco Florit). Il nostro Paese contribuisce inoltre alla United Nations Interim Administration Mission in Kosovo (UNMIK) ), guidata fino al giugno 2011 dal diplomatico italiano Lamberto Zannier. La Bosnia-Erzegovina ospita una presenza italiana nel quadro dell’operazione militare EUFOR Althea (ex SFOR della NATO), che comprende attualmente circa 1.300 uomini. Nel 2011 il mandato dell’operazione è stato rinnovato fino a novembre 2012. Oltre all’originaria funzione di mantenimento della sicurezza sul territorio, dalla fine del 2010 EUFOR Althea si preoccupa del rafforzamento delle forze armate bosniache, attraverso attività di formazione. L'Italia partecipa inoltre alla missione di polizia dell’Unione Europea EUPM (il cui vice comandante è il Colonnello Paterna dell’Arma dei Carabinieri), avviata nel 2003 per fornire un contributo alla costituzione di un servizio di polizia professionale e multietnico. Il termine della missione è previsto nel giugno 2012. Alcune delle attività svolte da EUPM continueranno ad essere implementate attraverso l’utilizzo di strumenti finanziari della Commissione europea.

L’Italia intrattiene infine una proficua collaborazione con l’Albania nel settore della difesa. Dal 1997 opera nel Paese la “Delegazione Italiana di esperti” (DIE) con lo scopo di cooperare con le Forze Armate albanesi per il raggiungimento degli standard richiesti dalla NATO. La delegazione, composta da 27 tra ufficiali e sottufficiali italiani, comprende anche un'attività' di addestramento di "peace-keeping" a beneficio delle unità dell'esercito albanese destinate all’estero. Il miglioramento delle capacità operative albanesi ha consentito il progressivo disimpegno della presenza militare italiana in Albania ed il ritiro del 28° Gruppo Navale di stanza a Valona che ha operato nella lotta ai traffici illeciti tra le due sponde dell’Adriatico.


L’impegno italiano nella cooperazione allo sviluppo

L'Italia è fra i Paesi più attivi nei Balcani occidentali anche nel settore della Cooperazione allo Sviluppo, uno strumento volto a sostenere i processi di transizione economica e di democratizzazione politica nella regione, con l'obiettivo di favorirne la stabilizzazione dei Paesi della regione e rafforzare gli stretti rapporti tra i Paesi dei Balcani, nati negli anni '90.

L'Italia eroga finanziamenti sulla base della Legge 49/87, della Legge 180/1992; numerosi progetti sono stati realizzati in virtù della Legge 84/2001 e della Legge 212/1992. Diverse altre iniziative sono finanziate da Organizzazioni Internazionali come l'ONU, OSCE, Banca Mondiale, Bers e Bei. Sono invece oltre 400 le iniziative bilaterali e multilaterali intraprese nel settore degli oleodotti.

L'Italia è molto attenta alla dimensione regionale dell'attività di sviluppo, anche attraverso un'attiva partecipazione all'INCE (Iniziativa Centro Europea) ed alla IAI (Iniziativa Adriatico Ionica) In tale contesto è particolarmente avvertita l'esigenza di coordinare gli interventi italiani con il Patto di Stabilità per il Sud - Est europeo.

In questi anni gli interventi italiani si sono concentrati principalmente nei settori delle infrastrutture, dell'energia, dell'ambiente, della sanità, dell'istruzione, della Pubblica Amministrazione, del sostegno al settore privato (in particolare alle piccole e medie imprese) I principali settori destinatari degli aiuti di cooperazione sono l’agricoltura, il settore energetico, la sanità, l'institutional building e il sostegno al settore privato (PMI) e della tutela del patrimonio culturale. Proprio nel settore della cooperazione culturale sono stati firmati accordi bilaterali finalizzati a borse di studio, alla cooperazione interuniversitaria, a programmi di ricerca, progetti e iniziative per creare biblioteche, musei e centri culturali.

Per quanto riguarda l’Albania, il Protocollo di Cooperazione allo Sviluppo per gli anni 2010-12, firmato dall’On. Ministro  il 12 aprile 2010, copre un ampio numero di settori quali l’agricoltura, il settore energetico, la sanità, l'institutional building e il sostegno al settore privato (PMI). Lo scopo è di contribuire, insieme con gli altri donatori, al processo di associazione dell'Albania all'Europa, favorendo in tale contesto lo sviluppo economico ed il ripristino di condizioni di stabilità nel Paese. A tal fine, assume particolare rilievo anche il Programma di conversione del debito, il primo di cui l’Albania abbia mai beneficiato con uno Stato estero. Analogo tentativo di sostegno al processo di associazione all'Unione Europea è portato avanti in Serbia, dove la Cooperazione italiana è impegnata con un Programma di assistenza alla bilancia dei pagamenti e nel settore della tutela del patrimonio culturale. In Croazia, la Cooperazione italiana si è impegnata negli anni passati con interventi di ricostruzione nelle aree colpite dal conflitto serbo-croato degli anni 1991-1995, in particolare la Slavonia Orientale, con progetti nei settori socio-sanitario, della ricostruzione di immobili e del ripristino di strutture essenziali. Anche in Bosnia-Erzegovina si è cercato di affrontare i problemi socio-sanitari più urgenti con l'avvio dei programmi di emergenza. L'intervento italiano si concentra sul sostegno allo sviluppo sostenibile, sull'azione di rafforzamento istituzionale (soprattutto nel delicato settore della riforma della giustizia ed in particolare della giustizia minorile) e sulla protezione delle fasce più deboli della popolazione.


ultima modifica: 25/01/2012